Grafia Classica

     Vocali:

a, à e aa rappresentano a tonica: chat, pensar, conhaa, càpsula;

a finale atona può essere pronunciato, a seconda delle località, a oppure o: la filha, la vacha;

as in posizione finale atona può essere pronunciato, a seconda delle località, es, e, as; os, us, aa e indica il femminile plurale: las chatas rossas, mas filhas, las pòrton;

è rappresenta e tonica aperta: pèl, sèt, paèla, veèl;

e ed é rappresentano e chiusa: abelha, pes, francés, prestar, ase;

e atona è generalmente muta quando si trova tra due consonanti semplici, specie se a contatto con r, e non appartiene alla sillaba finale: derant, degun, decò;

i e í rappresentano i: vin, amís, silenci, armari;

ï, con una dieresi, è utilizzata per segnalare lo iato tra la i e una vocale precedente: atribuïr;

ò rappresenta o tonica, generalmente aperta: aquò, decò, còl, vòstre, glòria;

o (a seconda della posizione) e ó rappresentano u: dotze, perdon, espós, montanha, lo chat, chanto;

u e ú rappresentano la ü: ruscha, tuchi, degun, tribú, durmir, butar;

ü, con una dieresi, come nel dittongo , serve a indicare la differenza di pronuncia: aura (vento, pron. àura) e aüra (adesso, pron. aùra).

L’accento grave è utilizzato per rendere il timbro aperto delle lettere o ed e: còl, vòstre, pèl, sèt. Le parole in cui la finale sia tonica che finiscono in una vocale sola o seguita da una s, hanno un accento grafico su quella vocale: bachàs, francés, espós, amís, tribú. Le parole piane portano un accento grafico sulla vocale della sillaba tonica se terminano nella grafia con una consonante diversa da s –pronunciata o muta -, con una vocale doppia o con un dittongo o un trittongo: àrbol, àngel, cuélher, chantàvem.

     

     Consonanti

bl bl può essere pronunciato così come è scritto, o come avviene nelle Valli Occitane meridionali può divenire bi di bianco: blanc, blòu, estable; restano invariati deble e blagar;

c davanti ad a, o e u e alla fine di una sillaba rappresenta k: caire, còl, decò, bric, blanc;

c davanti ad i ed e rappresenta c di cenere: cèl, nacion, celèst;

c è generalmente muta quando è il primo elemento di un gruppo di consonanti e non è a inizio sillaba: acceptar, occitan, accion;

ch rappresenta l’italiana c di cippo, cenere: chantar, vacha, fach, lach, nuech, jonch;

ç davanti a a, o e u e alla fine della sillaba rappresenta s: maçar, maioça, braç, dòuç;

Cl cl può essere pronunciato così come è scritto, o come avviene nelle Valli Occitane meridionali può divenire chi di chiesa o c di cibo: clau, clòt, clavar; restano invariati clima, clàssic;

Fl fl può essere pronunciato così come è scritto, o come avviene nelle Valli Occitane meridionali può divenire fi di fiore: flor, flama; resta invariato flecha;

g davanti a a, o e u, e gu davanti ad e, i, rappresenta g di gamba: gaire, gola, pagar guèrra, guidar;

g e tg, davanti a e e i rappresentano g di gelato: gent, àngel, viatge;

Fl gl può essere pronunciato così come è scritto, o come avviene nelle Valli Occitane meridionali può divenire ghi di ghiotto o addirittura g di gioco: glaç, glèisa; resta invariato glòria;

j e tj, davanti a a, o e u, rappresentano g di gelato: jalina, jorn, ajuar, viatjar;

lh è la grafia di l palatale, in italiano la gl di aglio: palha, malh¸davanti a i è normalmente muta: abelhier, bulhir, lhi;

nh rappresenta n palatale come la gn di gnomo: nhòc, vinha, montanha, luenh;

Pl pl può essere pronunciato così come è scritto, o come avviene nelle Valli Occitane meridionali può divenire pi di pioggia: pluma, plomb, exemple. resta invariato contemplar;

qu davanti a e ed i rappresenta k: quèrre, quesar, quiet; seguendo principi etimologici e storici, scriviamo qu davanti a a o o in alcune parole: quatre, aquò;

s sorda è rappresentata da ss tra vocali e s nelle altre posizioni: sopa, passar, nas, ors; diversamente la s è sonora: ròsa, cosina, cusina, vesin; la s finale di parola o sillaba può essere muta: dins, aïns, fins, pas, mas, mesme;

t finale di norma si pronuncia: chat, sèt (sette), aut, pont, ma è muta in un gran numero di parole: prat, set (sete), universitat, chantat

tz finale in alcune parole: crotz, dètz, raïtz , si pronuncia s; nella terminazione della seconda persona del plurale dei verbi, tz finale è generalmente muta: chantatz, voletz, chantàvetz;

x, eccetto il prefisso ex-, si pronuncia di norma ss: fixar;

z e tz prevocaliche rappresentano la s sonora: zòna, onze, realizar, dotze, tretze, setze.

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