Storia

L’Occitania nell’anno Mille

All’alba del secondo millennio il territorio di lingua d’òc corrisponde alla Gallia Narbonense e all’Aquitania. Guascogna, Limosino, Guiana, Linguadoca e Alvernia sono soggette al re di Francia; Delfinato e Provenza all’imperatore germanico. Nell’ambito del regno “francese” si sono formati tre grandi Stati: l’Aquitania, il casato di Tolosa e il casato di Barcellona. Nel XII secolo la contea di Provenza passa nella parte meridionale al conte di Barcellona e in quella settentrionale al conte di Tolosa, mentre l’Aquitania va all’Inghilterra. L’Occitania rimane legata alla tradizione del diritto romano: da qui la diffusione degli allodi, terre libere da ripartizioni feudali, la limitazione della servitù della gleba e lo sviluppo delle città.

La crociata contro gli Albigesi

I catari, dal greco katharoi, puri, detti anche Albigesi da Albi, centro di diffusione della fede, conducevano una vita di rigorosa povertà, in contrasto col lusso e la corruzione imperante nella chiesa cattolica. La diffusione della fede catara rappresentava un pericolo per la Chiesa: così, su sollecitazione di papa Innocenzo III, i feudatari francesi, braccio armato della Chiesa, partecipano all’unica crociata svoltasi sul suolo dell’Europa cristiana.
Nel 1209, sotto la guida di Simon de Monfort, i crociati espugnano Béziers: i suoi abitanti vengono bruciati vivi senza distinzione di fede, di sesso o di età. Il legato pontificio ordina ai soldati: “Uccideteli tutti, poi Dio riconoscerà i suoi”. Inizia un’epoca di feroci massacri, devastazioni e saccheggi, al termine della quale le terre occitane conteranno circa 400.000 morti, un sesto della popolazione. Nel 1244 cade l’ultima roccaforte di Montsegur, dove si erano ritirati 200 catari, che vengono arsi vivi.

Il Marchesato e gli Escartons: sec. XIII-XVII

Le Valli Occitane non hanno mai conosciuto un’unità amministrativa e politica, ma vi sono state significative esperienze di autonomia e democrazia diretta. Le valli del sud conobbero per un secolo, dalla metà del 1200, la dominazione degli Angiò di Provenza. La Contea di Tenda invece era un piccolo feudo dei Lascaris, che comprendeva la valle Roja e buona parte della Vermenagna e passò ai Savoia con la Pace di Cateau -Cambresis del 1559. Il Marchesato di Saluzzo si sviluppò a partire dal XII secolo nelle valli Grana, Maira, Varaita e Po, e conobbe due momenti di splendore sotto Tommaso I nel ‘200 e Ludovico I e Ludovico II nel ‘400: il Trattato di Lione segnò nel 1601 il definitivo passaggio di queste terre ai Savoia. Interessante è la Confederazione degli Escartons. Con la Carta del 1343 le valli intorno a Briançon, divise ai fini tributari in Escartons, cantoni, sancivano il diritto di riunirsi senza autorizzazione e deliberare su problemi locali. I cantoni italiani erano quelli dell’alta valle Varaita, la Castellata, della Val Chisone sino a Fenestrelle e della Val d’Oulx. Ad essi corrispondevano sull’altro versante quelli del Queyras e di Briançon, capitale amministrativa e giuridica. Il Trattato di Utrecht del 1713 assegnò gli Escartons Varaita, Chisone e Oulx a Vittorio Amedeo II di Savoia.

Valdesi, Ugonotti, Camisards: sec. XV-XVIII

I Valdesi praticavano il loro credo in clandestinità: i contatti tra le comunità erano tenuti da predicatori itineranti detti barba, appellativo occitano rivolto a uomini anziani degni di rispetto. Nel 1532 iniziano le persecuzioni da parte della Chiesa cattolica, ma i Valdesi trovano nuova linfa negli Ugonotti, protestanti francesi numerosi nella regione occitana che lottano per la libertà religiosa e contro l’assolutismo regio. Nel Marchesato di Saluzzo regna una certa tolleranza, ma dopo il 1601 Carlo Emanuele ordina ai riformati di abiurare o abbandonare le case. Migliaia di profughi fuggono dalle valli Stura, Grana, Maira e Varaita verso il Delfinato e Ginevra. Verso la fine del ‘600 Vittorio Amedeo II di Savoia tenta di cattolicizzare i Valdesi. La loro lotta si rivela disperata: sono fatti prigionieri e espulsi in Svizzera. Torneranno in patria solo nel 1690, nella celebre “Grande Rentrée”. Nel 1700 nell’Occitania centrale si svolge la guerra religiosa dei Camisards delle Cevennes: guidati da uomini rozzi ma abili, battono ripetutamente le truppe regie, e nel 1704 Luigi XIV offre l’amnistia.

L’indipendenza mancata: sec. XIX-XXI

Il XIX secolo vede in Francia la grande rinascita letteraria avviata dal Felibritge, creato nel 1854 da Frédéric Mistral, autore di Mirèio e Calendau, coronato nel 1904 dal Premio Nobel per la letteratura. Nel 1935 Louis Alibert pubblica la Gramatica Occitana e propone una grafia adattata su quella classica e detta etimologica. Nel 1945 nasce l’Institut d’Estudis Occitans, l’I.E.O. un’organizzazione culturale diffusa su tutto il territorio occitano. Nel 1975 a Bèziers nasce il CIDO, Centro internazionale di documentazione occitana,prima mediateca interamente dedicata a una lingua minoritaria, e nel 1999 il CIRDOC, Centro interregionale di sviluppo dell’occitano, archivio della lingua e della cultura occitana. In Spagna lo Statuto di Autonomia della Catalogna sin dal 1979 tutela l’occitano parlato in questa valle, una variante del guascone detta aranés, divenuto co-ufficiale in tutta la Catalogna dal 2006. In Italia la presa di coscienza dell’appartenenza etnica da parte degli occitani alpini è iniziata negli anni ’70, e nel 1999 la legge 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” ha riconosciuto l’occitano lingua coufficiale in Italia.